jueves, 13 de noviembre de 2008

This year’s Antarctic ozone hole is 5th biggest

This year’s Antarctic ozone hole is 5th biggest

9 11 2008

September 12th, 2008 Ozone hole over the Antarctic

Palette relating map colors to ozone values

From NASA News

This is considered a “moderately large” ozone hole, according to NASA atmospheric scientist, Paul Newman. And while this year’s ozone hole is the fifth largest on record, the amount of ozone depleting substances have decreased about 3.8% from peak levels in 2000. The largest ozone hole ever recorded occurred in 2006, at a size of 10.6 million square miles.

The Antarctic ozone hole reached its annual maximum on Sept. 12, 2008, stretching over 27 million square kilometers, or 10.5 million square miles. The area of the ozone hole is calculated as an average of the daily areas for Sept. 21-30 from observations from the Ozone Monitoring Instrument (OMI) on NASA’s Aura satellite.

More here and here from NASA

What I find most interesting is this press release from last year from NASA:

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Sunlight has more powerful influence on ocean circulation

Sunlight has more powerful influence on ocean circulation and climate than North American ice sheets

9 11 2008

From Physorg.com: A study reported in today’s issue of Nature disputes a longstanding picture of how ice sheets influence ocean circulation during glacial periods.

The distribution of sunlight, rather than the size of North American ice sheets, is the key variable in changes in the North Atlantic deep-water formation during the last four glacial cycles, according to the article. The new study goes back 425,000 years, according to Lorraine Lisiecki, first author and assistant professor in the Department of Earth Science at the University of California, Santa Barbara.

Lisiecki and her co-authors studied 24 separate locations in the Atlantic by analyzing information from ocean sediment cores. By observing the properties of the shells of tiny marine organisms, called foraminifera, found in these cores, they were able to deduce information about the North Atlantic deep water formation. Scientists can discern historical ocean temperature and circulation patterns through the analysis of the chemical composition of these marine animals.

Previously, scientists relied on a study called “Specmap,” performed in 1992, to find out how different parts of the climate system interacted with one another during glacial cycles. Specmap analyzed ocean circulation at only one place in the Atlantic. Read the rest of this entry »

Carbón americano

Tuesday, November 11, 2008

Carbón americano

Hace poco más de un mes, en Gijón, a la una y media de la noche de un lunes, catorce socios de Greenpeace se montaron en tres zodiacs y abordaron un barco que traía carbón colombiano. Hicieron una gran pintada en el casco, "Abandonemos el carbón", y tras unas triunfantes declaraciones a la prensa pasaron por el cuartelillo de la Guardia Civil, de donde salieron libres y sin cargos, no faltaría más. De allí volvieron, ya de mañana, a su barco base, el "Arctic Sunrise", en donde les esperaba un rico desayuno de chocolate con churros (esto me lo supongo yo).

A mí me caen mejor los piratas de Somalia, !qué le voy a hacer !

Si el carbón americano, en vez de ser de Colombia, hubiese sido de Estados Unidos, no creo que se hubiesen ido de rositas. España importa al año más de un millón de toneladas de carbón de Estados Unidos.

Las exportaciones de carbón han crecido espectacularmente en aquel país y aún más durante los últimos meses. Veremos qué pasa con el nuevo presidente. Si el carbón es un producto tan nefasto y Obama tan ético y global, el gobierno federal tendría derecho a impedir su exportación, como ya lo ha hecho con otros productos.

Obama ha cambiado mucho desde que sólo era senador de un estado (Illinois), en donde el carbón aporta el 50 % de la electricidad y la energía nuclear el otro 50 %, a cuando ha sido candidato a la presidencia y se ha vuelto ecologista. Cuando asuma la presidencia, no sé qué postura real adoptará, aunque supongo que la inercia le llevará a seguir sosteniendo un discurso ecologista, de descarbonización, de "planeta en peligro" y blablabla. Uno más.

ref.:
Quarterly Coal Report - U.S. Coal Exports
La Nueva España

Sunday, November 09, 2008

A paladas


Más y más paladas. El crecimiento de la producción global de carbón, según la Agencia Internacional de la Energía, seguirá aumentando su participación en la producción eléctrica, que pasará de ser el 40% en 2005 al 45% en 2030.

Oh, oh, oh ... el CO2 sube, peligra el planeta...

Al planeta, Sr. Presidente, le importa un comino que el CO2 suba. La historia geológica de los últimos 500 millones de años indica que la concentración de CO2 casi siempre estuvo muy por encima de la actual. El carbono fósil que devolvemos a la atmósfera estuvo ya en el aire algún día y las plantas crecieron (y crecen hoy en los invernaderos) gracias a él y con concentraciones bastante superiores a esas 450 o 500 ppm (partes por millón) que nos quieren imponer como límite de no sé qué catástrofe planetaria (hoy vamos por unas 385 ppm).

Pero seguirán pataleando, metiéndonos miedo y culpa mística, y haciendo creer a los más ignorantes, sin cortarse un pelo, que el CO2 es un gas nocivo para el ser humano.

No en todas partes tendrán el mismo éxito. No es lo mismo meterse con el carbón en Polonia, en donde suministra el 90% de la electricidad, que en Francia, en donde no alcanza ni el 5%. El primer ministro polaco declaró hace poco: yo no le digo a los franceses que sustituyan sus centrales nucleares por molinos de viento, que no me digan ellos tampoco lo que los polacos tenemos que hacer con nuestro carbón y nuestras centrales.

Los polacos serán duros de convencer. Habrá que enviarles unos cuantos apóstoles de Comisiones Obreras, para que les hagan un inventario, como el que han hecho aquí en España, de las centrales y empresas más "contaminantes".
ref.:
World to Stay Hooked on Fossil Fuels - IEA
Prometheus
Sólo 120 industrias acumulan el 36% de las emisiones de CO2 · ELPAÍS.com
http://www.istas.ccoo.es/descargas/Emisiones CO2 CCAA 2007.pdf

martes, 11 de noviembre de 2008

L'avanzata dei ghiacciai in Alaska

E' una notizia che non deve sorprendere più di tanto, in quanto sappiamo che numerosi ghiacciai di questa regione hanno comportamenti piuttosto "singolari", e reagiscono in modo esasperato ai cambiamenti climatici.



immagine articolo 19004 Il Kennicott Glacier nella foto di Lukas Novak da www.panoramio.com/photo/8990801.

Marco Rossi: 10-11-2008 ore 08:01

La notizia è recentissima, di appena pochi giorni fa, e la sua "fonte" è proprio quel geologo , Bruce Molnia, che, appena lo scorso anno, aveva pubblicato uno splendido studio sui ghiacciai dell'Alaska, evidenziandone il grande arretramento sviluppatosi soprattutto nell'ultimo cinquantennio.

Alcuni di questi grandi ghiacciai sono addirittura scomparsi, nel corso del 20° Secolo; il grande ghiacciaio Muir Glacier, tra il 1941 ed il 2004 si è ritirato di ben 20 chilometri, ed il suo spessore è diminuito di 800 metri, tanto per fare un esempio.

I dati pubblicati nel libro "Glaciers in Alaska", lasciavano intendere che il 99% dei ghiacciai erano in forte ritiro, e che tale ritiro aveva subito un'importante accelerazione nell'ultimo ventennio, tanto che, entro il 2030, molti di essi sarebbero del tutto scomparsi.

Queste le notizie della pubblicazione che risale appena allo scorso anno.

Negli ultimi giorni, lo stesso geologo Molnia ha effettuato dichiarazioni di stampo opposto, sconvolgendo il mondo dei glaciologi: dai dati satellitari, i ghiacciai dell'Alaska sono risultati in forte crescita, per la prima volta da moltissimo tempo, grazie all'effetto combinato di grandi precipitazioni nevose invernali, e di un'Estate di almeno 3° sotto la norma dal punto di vista termico.

In realtà, i ghiacciai di questa zona sono ipersensibili ai cambiamenti climatici anche solamente piccoli: per alcuni di loro si sono infatti misurate avanzate spettacolari nel corso degli anni '60, di parecchi chilometri in una sola Estate, tanto che si coniò il termine di "ghiacciai galoppanti", fenomeno dovuto non solamente alle variazioni termiche e pluviometriche, ma anche a conformazioni particolari del bacino glaciale e ad altre concause.
Anche gli arretramenti, del resto, sono stati del tutto spettacolari.

Fuori dell'Alaska, è noto il caso del ghiacciaio Kutiah, nella catena del Karakorum, che registrò un'avanzata di 12 km in soli due mesi! Ma in questo caso per motivi ben differenti a un brusco abbassamento di temperatura.

Siccome la notizia di un'inversione di tendenza nell'arretramento generale da parte dei ghiacciai dell'Alaska non è passata inosservata, siamo andati alla ricerca di quelle che possono essere state le cause climatiche di questo avanzamento e a verificare pertanto i dati meteorologici dell'ultimo anno di alcune stazioni situate nel cuore di questo vasto Stato nord americano.

Il grafico termometrico della città di Fairbanks, mostra uno scarto termico positivo di +0,24°C negli ultimi 12 mesi, ma con questa periodizzazione: i mesi di Novembre e Dicembre 2007 sono stati molto miti, così come il mese di Marzo 2008, mentre, effettivamente, ogni altro mese dell'anno 2008 è stato più freddo della norma, seppur di poco, per culminare con un periodo Ottobre- inizio Novembre 2008 freddissimi, di 6-7°C inferiori alla norma, in un vero e proprio inverno anticipato.

Le precipitazioni annue sono in forte crescita, sono caduti 350 mm di pioggia contro una norma di 247 mm.

Anchorage, sulla parte meridionale, vicinissima alle grandi catene montuose dell'Alaska ed alle principali lingue glaciali di questa Nazione, ha forse dati più significativi, anche perché riguardano direttamente la zona dove i ghiacciai si formano.

In questo caso, l'anno 2008, ad eccezione del mese di Marzo, appare notevolmente freddo, costantemente tra 1° e 2°C al di sotto dei valori normali, e con un "picco" di freddo tra Ottobre e Novembre.

Piogge oltre la norma anche ad Anchorage: qui sono caduti 450 mm di pioggia contro una norma annua di 380 mm.

Le condizioni meteorologiche, con temperature nel 2008 più basse della norma, e con precipitazioni abbondanti, sono state dunque veramente favorevoli all'avanzata glaciale.

C'è da chiedersi, invece, se sarà un semplice "fuoco di paglia", oppure solo l'inizio di un ciclo climatico più freddo su questa zona.

Quanto alle cause, viene subito da pensare al prolungato minimo di attività solare, anche se potrebbero essercene altre, come variazioni della temperatura superficiale dell'Oceano Pacifico.

L'intenso Global Warming del Terzo Millennio avanti Cristo

I dati paleografici, mostrano un clima fortemente caldo nei millenni che seguirono l'Era Glaciale, e che precedettero lo sviluppo della Civiltà greco-romana.



immagine articolo 19020

Marco Rossi: 11-11-2008 ore 14:07

Ci sono molti metodi per scoprire il tipo di clima che interessò l'Europa nel lontano passato, quando non esistevano né testimonianze scritte, né, ovviamente, misurazioni pluviometriche.

In questo caso si ricorre allo studio dei fossili, degli strati di terreno, dei pollini, dei ritrovamenti di animali, e dei tipi di alberi che popolavano una certa zona, datati con precisione con il metodo del Carbonio 14.

Da tutti questi dati emerge un Europa che, reduce dalla lunga e gelida Era Glaciale, che aveva visto la calotta polare estendersi su tutta la Scandinavia e le Isole Britanniche, si è presa poi la sua bella rivincita sul gelo invernale, sfoderando un clima caldissimo, molto più dell'attuale.

Tale Optimum Climatico Postglaciale, conosciuto già da diversi decenni, sembra aver raggiunto la sua fase di massima intensità tra il 4000 ed il 2200 a C., un periodo di tempo sufficientemente lungo da permettere alle foreste ed alla vegetazione di conquistare aree settentrionali e di alta montagna.

Le prove che abbiamo a disposizione su questo clima molto caldo sono numerose.

In Scandinavia, anzitutto, la vegetazione arborea era situata ad altitudini di almeno 400 metri più elevate dell'attuale, ed erano presenti foreste di nocciolo (fino a circa 66° di latitudine nord).

In Groenlandia il mitilo è stato ritrovato in depositi di spiagge risalenti a questo periodo, fino a circa 73° di latitudine nord (oggi non va oltre i 66°).

Esaminando gusci di coralli col metodo del Carbonio 14, ne emerge che la Corrente oceanica del Curo Shio fosse più calda di adesso di almeno 4-5°C, e si portasse più a nord di ora.

In Cina il bambù era spostato più a nord di almeno 3° di latitudine, rispetto alle posizioni presenti nel XX Secolo.

Se ne deduce, da tutti questi indizi, che nel nostro Emisfero settentrionale le temperature medie fossero più elevate di almeno 2,5 - 3°C, rispetto a quelle medie dello scorso secolo, e che in Europa gli inverni fossero mitissimi, ma anche le Estati fossero probabilmente più calde di un paio di gradi.

Un vero e proprio "Global Warming" verificatosi in tempi preistorici, dunque.

Esso ebbe grandissima importanza per le popolazioni europee, che trovarono condizioni climatiche favorevoli al loro insediamento sul nostro Continente, potendo anche penetrare a sud dei sistemi montuosi Alpini e Pirenaici, i quali erano quasi del tutto privi di neve, e probabilmente con passi aperti anche in Inverno.

Ma quali le cause di tutto questo caldo, seguito al grandissimo freddo dell'Era Glaciale precedente?

A dire il vero, non si conoscono ancora con esattezza le cause di queste variazioni climatiche così intense e spesso improvvise.

La teoria più accreditata fu formulata dall'astronomo Milankovitch, che prendeva in considerazioni i moti periodici del nostro Pianeta (variazione periodica dell'inclinazione dell'asse terrestre, variazioni periodiche del moto orbitale attorno al Sole), moti che causano anche la variazione della radiazione solare in arrivo sul nostro Pianeta.

Ma potrebbe anche trattarsi di variazioni della ben nota "costante solare", della quantità di radiazione in arrivo dal Sole, che, mutando in percentuali anche molto piccole, potrebbe determinare variazioni anche considerevoli nel nostro clima.

Comunque, tale grande Optimum Climatico ebbe poi fine nel corso dei Secoli successivi, inaugurando un clima molto freddo che accompagnò lo sviluppo della Civiltà Romana nel corso del 1° Millennio avanti Cristo.

viernes, 24 de octubre de 2008

Tamino’s Folly - Temperatures did drop this past decade

“Tamino” has made a couple of posts on how the last 10 year drop in temperature is not statistically significant, so it isn’t real. He went too far in his last one and began claiming it was a tactic of some kind of creature called a denialist to confuse and confound the public.

Let’s see what Tamino has been saying on his blog link HERE.

Some of you might wonder why I make so many posts about the impact of noise on trend analysis, and how it can not only lead to mistaken conclusions about temperature trends, it can be abused by those who wish deliberately to mislead readers. The reason is that this is still a common tactic by denialists to confuse and confound the public.

I just hate bad science. First he points out how Bjorn Lomborg made some comments about temperature decreasing, after placing the ever more popular label of denialist on him implying Lomborg’s statements were intended to confound and confuse the public. Heres the main point of what Bjorn Lomborg said.

They (temperatures) have actually decreased by between 0.01 and 0.1C per decade.

Ok, so graphs like the one below are the reason Bjorn Lomborg is a denialist.

I copied this graph from Digital Diatribes of a Random Idiot - A great unbiased site for trends (link on the right). Note the slope of -.0082 (.01C/month units or .00098 degC/year - Thanks to digitial diatribes comment below) in the equation on the graph. Most of us know this is actual data and is correct, in fact every measure is showing similar results. The earth stopped warming- a very inconvenient truth. So Tamino what’s the argument, why are the evil and uncooperative denialists wrong?

Statistics of course.

Here comes the numbers from Tamino.

The most natural meaning of “this decade” is — well, this decade, i.e., the 2000’s. So I computed the trend and its uncertainty (in deg.C/decade) for three data sets: NASA GISS, RSS TLT, and UAH TLT, using data from 2000 to the present. To estimate the uncertainties, I modelled the noise as an ARMA(1,1) process. Here are the results:

Data Rate
(deg.C/decade)
Uncertainty
(2-sigma)
GISS +0.11 0.28
RSS +0.03 0.40
UAH +0.05 0.42

All three of these show warming during “this decade,” although for none of them is the result statistically significant.

Ok Tamino has calculated GISS, RSS and UAH. One ground measurement and two satellite. For those of you who don’t spend their afternoons and weekends digging into this. ARMA is a fancy sounding method for what ends up being a simple process Tamino has used to estimate the standard deviation of the temperature. Sometimes it seems the global warming guys believe the more complicated the better, but no matter. He has a 2 sigma column which represents about 95%. He then goes on to say that because of the sigma 0.28 or 0.40 is bigger than the trend, the trend is not statistically significant. He repeats the comment below.

Let’s make the same calculation using data from January 1998 to the present:

Data Rate
(deg.C/decade)
Uncertainty
(2-sigma)
GISS +0.10 0.22
RSS -0.07 0.38
UAH -0.05 0.38

Finally one can obtain negative trend rates, but only for 2 of the 3 data sets. But again, none of the results is statistically significant. Even allowing this dreadfully dishonest cherry-picked start date, the most favorable

Now Tamino claims to be a statistician so I can’t see how he made such a simple boneheaded error but if he wants to pitch softballs, I’ll hit em. Just to make sure he’s in good and deep here’s one more quote.

I’ve previously said “Those who point to 10-year “trends,” or 7-year “trends,” to claim that global warming has come to a halt, or even slowed, are fooling themselves.” I may have been mistaken; is Lomborg fooling himself, or does he know exactly what he’s doing?

So, Mr. Lomborg, we’re all very curious: how did you get those numbers?

Wrong turns everywhere

The first and really obvious error Tamino makes is referring to the short term variation in temperature as noise. Noise in the context of sigma is related to measurement error. How can we determine the measurement error of the three methods GISS, RSS and UAH. Well the graph of the three is below.

The first thing you notice from this graph is that the 3 measurements track each other pretty well. The signal is therefore not completely noise. Well what is the level of noise? We have above 12 measurements per year times 29 years. So we don’t need ARMA or other BS we can simply subtract the data. I put the numbers in a spreadsheet and calculated the difference between RSS and GISS, RSS and UAH and UAH and GISS. With 348 measurments for each type of instrument I was able to get a very good estimate of standard deviation of the actual measurements. Again, no ARMA, just using the difference between the graphs.

GISS - RSS one sigma 0.099 Two sigma 0.198

RSS-UAH one sigma 0.101 Two sigma 0.202

GISS-UAH one sigma 0.058 Two sigma 0.116

These are actual numbers and are substantially lower than the estimated two sigma by Tamino but still bigger than the 0.1 C per decade although the two sigma GISS - UAH is within a 90% confidence interval already!

This isn’t the end though. Tamino ended his discussion there implying shenanigans and other things of those who see a trend.

Both of our standard deviation calcs are for a SINGLE measurement NOT a trend.

This is a big screw up. How can a self proclaimed statistical expert miss this, it’s beyond me. Anyway, none of us is universally right every day but most hold their tongue rather than post a big boner on the internet. Well most scientists realize that when you take more than one measurement of a value you improve the accuracy. So being a non-genius, I used R to calculate what the statistical certainty of the slope is when taken over 10 year trends. Thanks again to Steve McIntyre for pointing me to this software. I don’t love it but it is convenient.

t=read.csv(”c:/agw/giss data/10 year variation.csv”, header=FALSE)

x = (1:length(t[,1]))

y=t[,1]

a=gls(y ~x)
confint(a)

confint(a)[2,1]-confint(a)[2,2]

y=t[,2]

a=gls(y ~x)
confint(a)
confint(a)[2,1]-confint(a)[2,2]

y=t[,3]

a=gls(y ~x)
confint(a)
confint(a)[2,1]-confint(a)[2,2]

What this script does is load the difference files i.e. GISS-UAH, fits a line to them and presents a number for the statistical confidence interval of the slope coefficient at 95 percent confidence which is about two sigma. The confidence of the slope of the trend is as follows

GISS - RSS Two sigma 0.00108 DegC/year

RSS-UAH Two sigma 0.001068 DegC/year

GISS-UAH Two sigma 0.0005154 DegC/year

Despite a standard deviation of .02 We have a twenty times more accurate slope measurement of 0.001degC/year !

Conclusions

1. We can say with a high degree of certainty that we know the trend of temperature for any ten year plot to within .01 degC/decade.

2. We can say that temperatures have dropped this past decade, just as our eyes looking at the graphs had already told us.

3. We can also say that Tamino owes a few more apologies.

He and Real Climate still don’t let me post on their blogs!

I wonder why?

miércoles, 22 de octubre de 2008

.y 0,02 en los veranos

Monday, October 20, 2008

..y 0,02 en los veranos

Siguiendo con el post anterior, pongo los mapas de verano (meses de junio, julio y agosto). El cambio de la temperatura media global en lo que va de siglo, 2001-2008, da un resultado según el GISS de 0,02 ºC. Qué pena, dos centésimas de grado en ocho años ....




Solamente destaca un calentón en el Mar de Ross, en la Antártida, en donde precisamente no abundan las mediciones

Por lo demás, es curioso que en más de la mitad del Mediterráneo, la occidental, se ha manifestado en ese período una leve tendencia al enfriamiento. Lo contrario del sermón casi cotidiano que por estos lares soportar habemus.

Sunday, October 19, 2008

Así va el siglo: 0,00

Pongo aquí dos mapas (azimutales, equivalentes, centrados en el ecuador, uno en 0º de longitud y el otro en 180º) que representan el cambio de temperatura (según los extremos de la tendencia lineal) en los inviernos que van del 2001 al 2008 (meses de diciembre, enero y febrero). Al final, a pesar de las sesudas discusiones, no me aclaré si el siglo XXI empezó en el año 2000 o en el 2001. Me parece, por lo que voy viendo, que a pesar del adelanto de las celebraciones, se considera que comenzó en el 2001. Da igual.



Los mapas los construyo gracias a los datos de la página web del Instituto Goddard de la NASA, dirigido por el calentista oficial James Hansen (abajo explicaré el procedimiento). Qué rabia le tiene que dar al jefe que llevemos ya casi ocho años de siglo y el cálculo del cambio medio de la temperatura global en este período da un resultado para el invierno de 0,00.

En tonos cálidos, amarillos y naranjas, aparecen las zonas en las que ha habido calentamiento. Destaca especialmente la zona del Artico al norte de Siberia. En tonos fríos, azules, aparecen las zonas de enfriamiento. Destaca especialmente Alaska. Por lo demás, se notan pocos cambios. Y el CO2, por supuesto, ha seguido subiendo por igual en todas partes. Otro día pondré los mapas de verano.

ref. GISS
para construir los mapas, primero hay que bajarse el programa NASA GISS: Panoply netCDF Viewer, segundo hay que construir el mapa (trends, 2001-2008, invierno, con mar incluído) entrando en los mapas del GISS, y descargarlo en donde pone (abajo) netCDF. Finalmente abrirlo con Panoply y elegir la escala y proyección cartográfica que se quiera.
Es divertido.